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Comunicazione

 

Focus On

Pope Francis

Francesco e il Creato, l’enciclica papale sull’ambiente
Inquinamento, cambiamenti climatici e diritto all’acqua: sono i temi che uniscono il grido della Terra a quello dei poveri. Ecco alcune anticipazioni del testo di Bergoglio

Dall’inquinamento dei rifiuti al surriscaldamento globale
«Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri [...]. La Terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura [...]. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura».
«Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. [...] L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano.]...] Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi».
I cambiamenti climatici e i migranti abbandonati
«I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo. Molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento [...]. È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile».
Il Corriere della Sera
16 Giugno 2015

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Pier Francesco Rimbotti

Quando il mondo passerà alle rinnovabili, finiranno le guerre per l’energia
Iraq, Ucraina e Siria sembrano conflitti indipendenti ma sono in realtà «guerre del XXI secolo per l’energia». Le rinnovabili cambieranno le cose
Sia per l’Italia che per l’Europa, oggi, uno dei temi più drammatici è quello dei veri e propri “viaggi della speranza” dalle coste settentrionali dell’Africa verso la Sicilia con un costo in termini di vite umane sempre più alto. Nel cercare di comprendere le diverse cause che hanno portato a questa situazione, non possiamo trascurare quello legato agli aspetti energetici. Per esempio la Libia, stato di modeste dimensioni ma ricchissimo di petrolio e gas ha visto l’intervento militare del 2011, inaugurato dalla Francia con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi e seguito qualche ora più tardi dal lancio di missili crociera da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici. Come mai un intervento così subitaneo e massiccio? Ma anche Iraq, Kuwait, Siria, Nigeria, Sud Sudan, Ucraina non sono altro che Paesi in lotta per risolvere questioni energetiche. Tutte situazioni che l’intervento militare ha tutt’altro che risolto, lasciando i Paesi nel caos più completo e le loro popolazioni nel terrore della guerra civile.
Di Myriam Giuliano, Pier Francesco Rimbotti, Presidente di Infrastrutture S.p.A. – LINKIESTA
11 Giugno 2015

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Barack Obama

Barack Obama
Più energia rinnovabile
Il presidente Obama ha intrapreso un'azione senza precedenti per costruire le basi per un'economia di energia pulita, affrontare il problema del cambiamento climatico, e proteggere il nostro ambiente

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Barack Obana

Papa Francesco
Cambiamento Climatico
I leader si riuniscono in Vaticano per un storico incontro sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile

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Papa Francesco

Papa Francesco e la grande speranza di salvare il clima
Con lui cresce l'ambientalismo religioso, che affronta temi ecologici attuali da un'ottica di fede
Si parla oramai molto di cambiamenti climatici, di sostenibilità e di produzione di energia da fonti rinnovabili come prossimo e quasi obbligatorio traguardo. Ma senz'altro la notizia di un Papa profondamente, esplicitamente "verde", può lasciare i più a bocca aperta.
La Chiesa ormai è scesa in campo per affrontare il problema del "Global Warming", delle enorme problematiche derivanti dal cambiamento climatico provocato anche dai combustibili fossili che, tra le altre cose, colpiscono più duramente – e indirettamente – in quei Paesi più poveri come Filippine, India, America Latina, dove provocano cicloni, inondazioni e altri fenomeni estremi.
In questo contesto si inserisce l'intervento decisivo di Papa Francesco che invita tutti gli uomini a salvaguardare la Terra. «Il tempo per trovare soluzioni globali si sta esaurendo». È questo il recente messaggio che Papa Francesco ha inviato al vertice Onu sul clima svoltosi a Lima nei primi dieci giorni del mese. Papa Bergoglio auspica una «risposta collettiva responsabile, che superi gli interessi e i comportamenti particolari e si sviluppi libera da pressioni politiche ed economiche». Sembra quasi un monito ad alcune lobby petrolifere... Aggiunge ancora il Papa in un tweet: «La questione ecologica è vitale per la sopravvivenza dell'uomo e ha una dimensione morale che tocca tutti».
Di Myriam Giuliano, Pier Francesco Rimbotti, Presidente di Infrastrutture S.p.A. – LINKIESTA
7 Febbraio 2015

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Fracking

Uno studio del Mit di Boston - Eolico: non provoca danni alla salute
Nessuna correlazione tra rumore delle turbine e problemi come stress psicologico, disturbi del sonno o epilessia.
Non c’è nessuna evidenza scientifica che abitare stabilmente in prossimità di un impianto eolico provochi danni alla salute. È questo il risultato principale di uno studio condotto da un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e pubblicato sulla rivista Journal of Environmental and Occupational Medicine.
Rumore: La ricerca ha analizzato diversi articoli scientifici e studi epidemiologici condotti in Europa e negli Stati Uniti per verificare quali possono essere gli effetti sulla salute degli impianti eolici, in particolare nel caso del rumore prodotto dalle pale e dalle componenti meccaniche interne alla navicella. La conclusione degli scienziati del Mit è che non esiste nessuna correlazione tra le emissioni acustiche delle turbine e danni alla salute come stress psicologico, disturbi del sonno o epilessia. Secondo i risultati della ricerca, le persone che abitano vicino agli impianti eolici sollevano lamentele soprattutto nella fase di realizzazione delle centrali, ma altre tecnologie (soprattutto legate a petrolio e gas) provocano critiche più forti da parte della popolazione.
Fattori personali: Lo studio è stato preparato da un team multidisciplinare con competenze in medicina ambientale, epidemiologia, acustica, otorinolaringoiatria, psicologia clinica e salute pubblica. «Le diverse componenti del rumore prodotto dalle turbine, inclusi gli infrasuoni e suoni a bassa frequenza, non hanno mostrato nessun rischio alla salute per le persone che abitano nei pressi degli impianti», spiegano i sei co-autori del Mit. «Il disturbo associato all’abitare vicino a una centrale eolica è un fenomeno complesso, che il più delle volte è collegato a fattori di carattere personale piuttosto che al rumore proveniente dalle turbine», concludono i ricercatori.
Impatti ambientali: In Italia le maggiori obiezioni rispetto alla realizzazione degli impianti eolici non nascono tanto dai rischi potenziali per la popolazione, quanto dagli impatti ambientali, come quello visivo, e l’interazione con la fauna selvatica, soprattutto avifauna e pipistrelli. L’entità degli impatti varia da contesto a contesto e in fase di progettazione vengono oggi condotti studi e monitoraggi ad hoc sulle singole aree in cui si pensa di installare gli impianti. «I monitoraggi si dovrebbero basare su metodologie e tempistiche approvate dalla comunità scientifica e dovrebbero essere le stesse su tutto il territorio nazionale», spiega Davide Astiaso Garcia, segretario generale di Anev (Associazione nazionale energia del vento). «In tal modo sarebbe possibile confrontare i risultati ottenuti su aree distinte o le variazioni nel tempo all’interno di una singola zona senza rischiare che le divergenze riscontrate siano dovute a metodi disomogenei. Ciò, purtroppo, non avviene: alcune Regioni sono più restrittive di altre e alcune hanno elementi di puntigliosità che non nascono da alcuna evidenza di carattere scientifico».
Osservatorio eolico e fauna: Anev ha istituito, con Legambiente, Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e altri tecnici del settore, l’Osservatorio eolico e fauna che ha elaborato un protocollo con precise metodologie scientifiche per monitorare gli impatti ambientali delle turbine sulla fauna e aiutare così le Regioni a stabilire standard basati su un approccio scientifico. L’Unione europea ha redatto linee guida relative alla realizzazione di impianti eolici nei siti Natura 2000 Zps (zona a protezione speziale) e Sic (siti d’interesse comunitario), che sono quelli a maggiore criticità per la presenza di specie di uccelli protette dalle direttive comunitarie. Nelle linee guida l’Ue afferma comunque che neanche in tali aree, di particolare rilevanza per l’avifauna, la realizzazione di un impianto eolico deve essere esclusa a priori, ma che l’installazione va valutata caso per caso.
Avifauna: Sono numerosi gli studi scientifici, italiani e internazionali, che mostrano come il numero di uccelli che muoiono a causa dell’impatto con le turbine eoliche sia notevolmente inferiore rispetto a quelli uccisi dal traffico automobilistico, dai pali della luce e del telefono o dagli edifici. Ciò non vuol dire ovviamente che sia possibile realizzare gli impianti ovunque. Il caso più emblematico è probabilmente quello del più grande impianto eolico offshore al mondo: il London Array, inaugurato nel luglio 2013 nell’estuario del Tamigi. Questa centrale ha una potenza di 630 MW (175 turbine, sufficienti a soddisfare il fabbisogno elettrico annuo di 500 mila famiglie inglesi) ma lo scorso febbraio un’ulteriore estensione di 200 MW è stata bloccata per almeno tre anni a causa dei rischi per la popolazione di gavia stellata.
Specie a rischio: «Se vogliamo parlare degli effetti dell’eolico sull’ambiente e la conservazione della biodiversità, il primo argomento da considerare è senza dubbio il beneficio apportato nella lotta ai cambiamenti climatici», spiega Astiaso Garcia. «L’eolico contribuisce enormemente in questo senso, come dimostrano tanti report scientifici. Basti ricordare il rapporto del Wwf che constata che non si è mai sentito parlare di specie a rischio estinzione a causa degli impianti eolici».
Inquinamento elettromagnetico: «L’impatto elettromagnetico prodotto dalle turbine è un falso mito, perché i campi prodotti dagli aerogeneratori sono sempre ben al di sotto dei limiti fissati per legge, cioè circa 100 μTesla», prosegue Astiaso Garcia. «Per quanto riguarda i cavidotti elettrici, esistono tutta una serie di interventi che aiutano a limitarne l’inquinamento elettromagnetico. Anev ha redatto un protocollo in tal senso». Nella costruzione degli impianti i produttori, con costi maggiori, collegano gli aerogeneratori tra loro e poi alla rete elettrica con elettrodotti interrati e non con condotti esterni, sfruttando così l’isolamento creato dal terreno. «In passato in Italia qualche impianto è stato costruito in aree non opportune e questi casi hanno creato un discredito per tutto il settore. Ma tutti i nostri associati si impegnano a realizzare gli impianti seguendo le indicazioni dei protocolli d’intesa che abbiamo sottoscritto con le principali associazioni ambientaliste per mitigare gli impatti ambientali».
Di Roberto Rizzo – Il Corriere della Sera
15 Dicembre 2014

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Fracking

Clima malato: le prime vittime sono gli uccelli
In 25 anni 33 specie sono già scomparse. Altre rischiano. Colpa del riscaldamento globale
Il detto "una rondine non fa primavera" forse nei prossimi decenni non sarà più attuale. Infatti rondini, allodole e altre specie di uccelli rischiano di scomparire per sempre dai nostri cieli. In un mondo “malato” dai cambiamenti climatici la fauna sta vivendo un periodo di crisi senza precedenti. La biodiversità si confronta con stagioni altamente negative e, attualmente, l’attenzione degli esperti è puntata sulle specie a rischio di estinzione, in particolare sugli uccelli. Sembra che proprio le fonti rinnovabili, sole, vento, debbano dare un forte contributo contro i cambiamenti climatici, eppure proprio l’eolico vede un forte attacco proprio da alcune associazioni preoccupate per l’impatto che queste possano avere sui diversi volatili.
Si calcola che il nostro Paese vanta il maggior numero di specie di animali e, quindi, quello dove si nota più facilmente la diminuzione di alcuni gruppi rispetto ad altri. Ritornando ai volatili, i dati forniti dagli studiosi parlano di almeno 33 varietà tipiche degli ambienti agricoli, dimezzate in meno di un quarto di secolo. Rischiano l’estinzione l’allodola, il balestruccio e la rondine. Non si tratta purtroppo di un problema solo italiano.
Recentemente, secondo quanto riferito dal National Audubon Society (NAS) la stessa minaccia si sta verificando nel nord dell’America. Infatti 588 specie di uccelli nei prossimi 65 anni dovranno vivere in aree più piccole o trasferirsi del tutto per non sparire. Lo studio preso in esame dimostra definitivamente sulla base di dati scientifici raccolti a livello planetario come gli uccelli di montagna che occupano una ristretta fascia di altitudine siano tra le specie maggiormente minacciate dal rischio di estinzione.
Di Myriam Giuliano, Pier Francesco Rimbotti, Presidente di Infrastrutture S.p.A. – LINKIESTA
8 novembre 2014

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Fracking

La grande beffa del decreto spalma-incentivo
Ecco perché il provvedimento mette in difficoltà le aziende che hanno investito nel fotovoltaico.
Da pochi giorni è entrato in vigore il cosiddetto decreto spalma-incentivi. Con una rapidità sorprendente e a discapito della auspicata concertazione tra le parti, l’attuale Governo ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2014 il Decreto Legge 91/2014 che prevede — per gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW, a partire dal 1 gennaio 2015 — una “riduzione modulata” (in realtà una riduzione immediata del 20%) dell’incentivo in funzione degli anni residui di incentivazione, e allungamento da 20 a 24 anni del periodo di erogazione, oppure, una riduzione secca dell’incentivo dell’8%.
Il fine, secondo quanto riportato nel testo, dovrebbe essere quello di "ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi e favorire una migliore sostenibilità nella politica di supporto alle fonti rinnovabili". Peccato invece che questo decreto rappresenti l’ennesimo provvedimento, forse il più nocivo, con cui negli ultimi due anni si sta mettendo a dura prova il settore fotovoltaico, a partire dalle seguenti iniziative: il Decreto ministeriale del 5 luglio 2012 (cosiddetto Quinto Conto Energia), il raddoppio dell'IMU, gli oneri di sbilanciamento, gli oneri per i costi del Gestore Servizi Energetici, la Robin Hood Tax (10% addizionale su IRES), il dimezzamento dei prezzi del ritiro dedicate. Ma non basta perché l'Autorità sta provvedendo a emanare una circolare — "capacity payment" — per cui le fonti non programmabili, se non rispettano le previsioni di produzione, pagheranno una multa, e si ipotizza di introdurre un prezzo negativo. Ossia, pur di vendere l'energia si potrebbe accettare di pagare un prezzo.
Di Alessandra Guida, Direttore Tecnico di Infrastrutture S.p.A. – LINKIESTA
12 luglio 2014

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Fracking

Ci metto le esternalità e le rinnovabili costano già meno delle fossili
Se produrre elettricità da carbone oggi costa meno che ottenerla da rinnovabili è solo perché le esternalità negative vengono scaricate sulla collettività. Se si includessero nei costi del kWh anche gli impatti ambientali e sanitari di ogni fonte, ad esempio, eolico e FV sarebbero già molto più convenienti. Studio della University of Cambridge.

Le rinnovabili, anche senza incentivi, sono già economicamente convenienti rispetto alle fonti fossili. Se produrre elettricità da carbone al momento costa meno che ottenerla ad esempio da un impianto fotovoltaico, è infatti solo per una sorta di errore nel metodo di calcolo, una distorsione causata dal nostro sistema politico-economico: le esternalità negative vengono scaricate sulla collettività, cioè a chi produce energia non vengono fatti pagare i danni causati ad esempio dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone
Di Giulio Meneghello, QualEnergia.it, 19 settembre 2013

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Fracking

Le acque reflue dal processo di fracking stanno avvelenando il terreno sotto i piedi?
Perdite nei pozzi di iniezione possono rappresentare un rischio - e la scienza non ha tenuto il passo con la crescente saturazione delle acque reflue.

Nel corso degli ultimi decenni, le industrie statunitensi hanno iniettato oltre 30 miliardi di galloni di liquido tossico nelle profondità della terra, utilizzando vaste distese di geologia della nazione come terreno di discarica invisibile.
A nessuna azienda sarebbe stato permesso di versare tali sostanze chimiche pericolose nei fiumi o sul suolo. Ma fino a poco tempo fa, gli scienziati e funzionari ambientali hanno assunto che gli strati profondi di roccia sotto la terra avrebbero potuto seppellire i rifiuti in modo sicuro per millenni.
Ci sono crescenti segni che si sono sbagliati.
Di Abram Lustgarten, Scientific American & Pro Publica, 21 giugno 2012

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Minacce di morte, intimidazioni e abusi: Lo scienziato Michael E. Mann racconta il prezzo dell'onestà sul cambiamento climatico.
Michael E. Mann, creatore del "bastone da hockey" grafico che illustra i più recenti e rapidi aumenti delle temperature globali, pubblicherà un libro il mese prossimo descrivendo i "disonesti e cinici" metodi utilizzati da coloro che hanno cercato di confutare le sue scoperte. L'Hockey Stick e le guerre Clima È una sorprendente rappresentazione di uno scienziato perseguitato per aver tentato di dire la verità.
Tra le tattiche usate contro Mann sono stati il furto e la pubblicazione, nel 2009, di e-mail che aveva scambiato con lo scienziato sul clima, Professor Phil Jones della East Anglia University. Selezionate versioni distorte di queste email sono state poi pubblicate su internet al fine di minare i colloqui sul clima delle Nazioni Unite che sarebbero dovute iniziare a Copenhagen poche settimane dopo. Questi negoziati si sono conclusi con un fallimento. L'uso di tali e-mail per uccidere i colloqui sul clima è stato "un crimine contro l'umanità, un crimine contro il pianeta", ha dichiarato Mann, scienziato alla Penn State University.
di Robin Mckie, The Guardian, 3 marzo 2012

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Cupola d'acqua dolce sull'Artico minaccia il clima: può fermare la corrente del Golfo
C'è una grande area dell'Oceano Artico occidentale che si sta gonfiando senza sosta da dieci anni generando serie preoccupazioni per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull'intera Europa. Dal 2002 la sua superficie si è alzata di 15 centimetri e la crescita continua.
LA CUPOLA Lo hanno scoperto i ricercatori del Centre for Polar Observation and Modelling dell'University College di Londra assieme ai colleghi del National Oceanography Centre britannico combinando i dati raccolti dai satelliti Envisat e Ers-2 dell'Agenzia spaziale europea Esa a partire dal 1995. Il risultato è che si sta creando una sorta di cupola sotto la quale si sono concentrati finora ottomila chilometri cubi di gelida acqua dolce. Il fenomeno è inaspettato e senza spiegazioni precise. Secondo gli scienziati l'accumulo sarebbe determinato dai forti venti artici che avrebbero accelerato una grande circolazione.
Giovanni Caprara, Il Corriere della Sera, 1 febbraio 2012

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Centre for Polar Observation and Modelling (CPOM) at University College London

 

I dati del Progetto Berkeley sulla temperatura della superficie terrestre dal 1800 al 2009, dimostrano un riscaldamento globale a partire dalla rivoluzione industriale.
Il mondo si sta riscaldando, per contrastare i dubbi degli scettici sul cambiamento climatico e la validità di alcune delle prove, gli scienziati della University of California, Berkeley, hanno creato lo studio più completo indipendente di record storici di temperatura fino ad oggi. Il progetto denominato La Terra di Berkeley ha completato più di un miliardo di registrazioni delle temperature che risalgono al 1800, con oltre 15 fonti provenienti da tutto il mondo e ha scoperto che la temperatura della Terra è aumentata di circa 1°C dal 1950.
Di Ian Sample, The Guardian, 20 Ottobre 2011

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Berkeley Earth Surface Temperature video source

 

Il Mondo si dirige verso un cambiamento climatico irreversibile in cinque anni, avverte l'IEA (International Energy Agency)
Il mondo è intenzionato in costruire diverse centrali elettriche alimentate da carburanti fossili, fabbriche ad alto consumo energetico ed edifici inefficienti nei prossimi cinque anni, ciò renderà praticamente impossibile mantenere il riscaldamento globale a livelli di sicurezza, pertanto, l'ultima possibilità di lotta al cambiamento climatico sarà "persa" per sempre, è quanto emerge dall'analisi più approfondita pubblicata fino ad oggi sulla Infrastruttura energetica mondiale. Qualsiasi cosa costruita d'ora in poi che produrrà emissioni di CO2 lo farà per decenni e questo singolo fattore "lock-in" molto probabilmente produrrà un cambiamento climatico irreversibile, ha avvertito la massima autorità mondiale in materia di economia energetica. Se questo trend non cambierà rapidamente entro i prossimi cinque anni, i risultati potrebbero essere disastrosi.
Fiona Harvey - The Guardian, 9 novembre 2011

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Video message from Maria van der Hoeven, Executive Director of the International Energy Agency, for the Africa Energy Ministerial
On the Road to Durban: Promoting Sustainable Energy Access in Africa
Johannesburg, September 15th, 2011

 

Energia, Governo bocciato, per il 51% non fa abbastanza.
GOVERNO bocciato in politiche energetiche. Pollice verso da nove italiani su dieci. Da un sondaggio Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) promosso dall'Anev (Associazione nazionale energia del vento) su un campione di 801 persone, risulta che il 51% degli intervistati giudica pressoché nulla la capacità dell'esecutivo di sostenere le fonti rinnovabili, mentre il 37% ritiene che ha fatto qualcosa ma non abbastanza.
Di Antonio Cianciullo - La Repubblica, 26 settembre 2011

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Gli Italiani non si sentono rappresentati dai Nimby
Il giudizio degli italiani sulla tecnologia eolica è ampiamente positiva, persistono, però, alcuni dubbi e false credenze da cui scaturisce l'importanza di continuare a dare informazione corretta e puntuale.
Di Pier Francesco Rimbotti - Presidente - Infrastrutture SpA, settembre 2011

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Il riscaldamento globale riduce le rese dei raccolti previste in alcuni paesi, lo dice un recente studio
Il riscaldamento globale riduce già sostanzialmente le rese agricole in alcuni paesi - a tal punto che può essere un fattore di aumento dei prezzi del cibo che hanno causato stress a livello mondiale negli ultimi anni.
Gli autori dello studio - David Lobell e Justin Costa-Roberts dell'Università di Stanford, e Wolfram Schlenker della Columbia University - hanno sottolineato che l'aumento della temperatura si dovrebbe accelerare nei prossimi decenni, il che rende probabile che le sfide per la produzione alimentare aumenteranno in un'epoca in cui la domanda dovrebbe aumentare sensibilmente.
Da Justin Gillis, The New York Times, 5 maggio 2011

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L’efficienza delle politiche di efficienza energetica in Italia
L’efficienza energetica rimane ancora un tema opaco nell’ambito europeo ed italiano. Obiettivi e timing delle direttive europee si sovrappongono creando tra i policy maker discrete difficoltà di pianificazione. L’Italia si distingue per i buoni risultati che il sistema dei certificati bianchi ha garantito a partire dalla sua implementazione.
Tra le regioni è la Calabria ad aver realizzato, considerando i consumi energetici, il maggior numero di risparmi certificati dai titoli di efficienza energetica e dalle detrazioni fiscali. Tuttavia, sembrano esauriti i vantaggi iniziali: i decisori pubblici sono dunque costretti oggi a una revisione del sistema, che passa inevitabilmente per un ripensamento generale, che integri ed espanda gli strumenti esistenti, e per la definizione di nuove schede tecniche.
di Stefano DA EMPOLI, Franco D’AMORE, Alessandro FIORINI e Manuela MISCHTELLI, ICOM, 25 marzo 2011

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Il monito di Tremonti: ulteriore rischio instabilità dal Giappone - «L'Italia non ha debito nucleare».
La calamità naturale avvenuta in Giappone può portare a una ulteriore instabilità finanziaria. Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti intervenuto al forum di Confcommercio a Cernobbio. «Il ritiro di capitali per la ricostruzione - ha detto Tremonti - può portare una ulteriore instabilità finanziaria. Una ulteriore fase di difficoltà si è sommata ad altre».
«C'è il debito pubblico, c'è il debito privato, ma c'è anche il debito atomico da calcolare», ha detto Tremonti, secondo il quale sulla questione nucleare «bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso». «Quello che è successo in Giappone per fatti naturali - ha spiegato il ministro - pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo».
Da Il Sole 24 Ore, 19 marzo 2011

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Greenpeace, più rinnovabili riducono impatto crisi geopolitica.
La crisi in Libia e le sue ripercussioni nelle forniture di petrolio e gas al nostro Paese "dimostrano, ancora una volta, quanto le energie rinnovabili siano fondamentali anche per migliorare la sicurezza negli approvvigionamenti energetici in Italia". Così Greenpeace interviene sull'attuale scenario della Libia sottolineando come le energie verdi possano ridurre l'impatto delle crisi geopolitiche. "Le fonti rinnovabili sono le uniche in grado di aumentare l'indipendenza dall'estero e ridurre l'impatto di possibili crisi politiche nei Paesi produttori", sottolinea Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
Da Libero, 23 febbraio 2011

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Fotovoltaico: quanto costa alle famiglie italiane? 1,70 euro al mese.
Smentite le prime stime del Gse che facevano ipotizzare costi pesanti sulle bollette
«Il fotovoltaico una grande opportunità economica e sociale per l'Italia: sarebbe grave se perdessimo il treno delle rinnovabili». È stato chiaro il presidente di Asso Energie Future, Massimo Sapienza, nella conferenza stampa al Senato del 15 febbraio in cui ha presentato, assieme a Grid Parity Project, i dati del fotovoltaico italiano ultimamente messi sotto accusa da più parti per gli alti costi degli incentivi che peserebbero sulle bollette dei cittadini italiani.
Da Il Corriere della Sera, 17 febbraio 2011

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Energia: solo rinnovabile al 100% - Si può fare entro il 2030
Nel mondo servirebbero 4 milioni di pale eoliche, 90 mila centrali solari e 1,7 miliardi di impianti fotovoltaici
Nel 2030 l’energia ottenuta da combustibili fossili o da impianti atomici sarà un ricordo del passato. Pura utopia? Forse. Volendo si potrebbe fare, è solo una questione di politica economica. Lo sostiene uno studio di Mark Delucchi (Università di California Davis) e Mark Jacobson (Stanford University) pubblicato in gennaio sulla rivista specializzata Energy Policy.
Da Il Corriere della Sera, 28 gennaio 2011

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Eolico. Osservazioni e proposte sul DL
Pier Francesco Rimbotti analizza il Decreto Legge, sottolineandone gli elementi di criticità e proponendo soluzioni alternative. A rischio è, secondo Rimbotti, lo sviluppo del settore e dunque la possibilità di raggiungere obiettivi economici, energetici, ambientali importanti.
Di Pier Francesco Rimbotti, Infrastrutture SpA
25 gennaio 2011

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I cambiamenti Climatici diffondono malattie tropicali?
Esiste evidenza che dimostrerebbe che malattie tropicali come la malaria sono diffuse come risultato delle estreme condizioni metereologiche conseguenti ai cambiamenti climatici. La teoria crea controversie tra ecologisti, climatologi e biologi.
Di Arthur Allen, The Washington Post
10 gennaio 2011

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Il New York Times loda la cittadina Tocco da Casauria per la sua energia rinnovabile
Tocco da Casauria, un comune di meno di 3 mila abitanti in provincia di Pescara, balza agli onori della prima pagina del New York Times grazie alla sua scelta per l'energia rinnovabile. La sua vicenda viene eletta a simbolo di quelle tante "piccole comunità attraverso un Paese conosciuto più per la spazzatura che per la cittadinanza ambientalista" che producono da sole più energia di quanto ne consumino, 800 secondo i dati di Legambiente.
di Elisabeth Rosenthal, New York Times
30 settembre 2010 (Adnkronos)

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Art. 45: un intervento chirurgico sugli incentivi
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 è stato pubblicato il Decreto-legge n. 78, recante "misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica". E fin qui, direi, tutto bene. Senonché uno striminzito, ma chirurgico, articolo 45 di un solo comma, non più di una ventina di parole, decreta la fine del principale meccanismo utilizzato per sostenere le energie rinnovabili in Italia.
di Pierfrancesco Rimbotti, Infrasrutture S.p.A.
Milano, 15 Giugno 2010

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Le compagnie petrolifere potrebbero compromettere le loro prospettive di perforazione negli Stati Uniti a causa delle perdite di greggio in aree protette
di Sheila McNulty - Financial Times
8 Aprile 2010

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La cicala e la formica
Una credenza popolare sosterrebbe che l'energia utilizzata per costruire e installare i pannelli fotovoltaici sostanzialmente equivalga - se non addirittura ecceda - quanto viene poi restituito dai pannelli stessi in termini di elettricità. È davvero così?
di Pier Francesco Rimbotti e Ludovico Calderazzi
Milano, 1 Aprile 2010

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Conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici
Copenhagen, 7-17 Dicembre 2009

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Traduzione libera per gentile concessione del periodico "Le scienze", versione italiana da "Scientific American":

Global Warming: sette risposte agli scettici

30 Novembre 2009

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Da "Il Corriere della Sera.it ":

CO2, l'equilibrio si è rotto. Senza azioni concrete la temperatura salirà di 6 gradi

Tra il 2000 e il 2008 l'aumento delle emissioni di anidride carbonica è stato del 29% nonostante la crisi

18 Novembre 2009

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Da greenreport.it:

Il discorso di Obama al summit Onu sui cambiamenti climatici

22 Settembre 2009

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Da greenreport.it:

L'intervento di Ban Ki-moon al summit Onu sul cambiamento climatico

22 Settembre 2009

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MEMBRI DI:
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