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Comunicazione

 

Frequently Asked Questions

1. Perché è importante investire nelle rinnovabili?

Investire nelle energie rinnovabili è importante per creare un'alternativa all'energia convenzionale, che significa risparmio per gli utenti finali, sviluppo economico sostenibile, creazione di nuove opportunità di lavoro, ma soprattutto significa contribuire a diminuire le emissioni di anidride carbonica (C02) nell'atmosfera contrastando così i devastanti effetti dei cambiamenti climatici.

2. Quanta energia produce una turbina eolica?

Una turbina eolica da 2 MegaWatt di potenza produce energia elettrica in un anno sufficiente a soddisfare i consumi di circa 1000 famiglie (circa 3500 persone) ovvero pari al consumo di 4.570 lampadine da 100W costantemente accese nel corso di un anno.

3. Una turbina eolica quanti barili di petrolio può far risparmiare e quante tonnellate di emissioni di CO2 può evitare in Italia?

Una turbina eolica da 2 MegaWatt all'anno mediamente produce energia equivalente a 6.321 barili di petrolio ed evita l'emissione di 2.195 tonnellate di CO2.

4. Le turbine eoliche sono rumorose?

Il Ministero della Salute Australiano (National Health and Medical Research Council) ha completato lo scorso 2 Luglio un'importante studio che conferma, per gli impianti eolici, l'assenza di effetti nocivi sulla salute derivanti da rumori a bassa frequenza, infrasuoni, e/o altre condizioni.
Inoltre, con riferimento alla rumorosità, lo studio illustra diversi esempi di quotidianità calcolati in decibel: il confronto evidenzia che le turbine eoliche non disturbano.

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Decibel eolico

 

In condizioni di corretto funzionamento di una turbina eolica posizionata su pianura, il rumore percepito da una turbina eolica a 300 metri di distanza è di circa 50 decibel, intensità analoga a quella di una normale conversazione tra due persone e all'incirca lo stesso rumore di fondo presente in un area agricola. Le autorizzazioni a costruire un parco eolico sono anche rilasciate sulla base di uno studio acustico che deve dimostrare che in tutte le situazioni (molto/poco vento, sopra/sotto vento, etc..), il differenziale, di giorno e di notte, di rumore ante e post operam alle finestre di tutte le abitazione nelle vicinanze del parco eolico siano entro dei limiti di 3-5 decibel.


5. I parchi eolici sono un pericolo per l'avifauna?

Esiste molta letteratura contrastante sul reale effetto dei parchi eolici sull'avifauna. In un recente studio condotto dal Ministero dell'Ambiente dei Paesi Bassi è stato dimostrato che la mortalità dell'avifauna è riconducibile principalmente al traffico (2000) e non a tralicci o comunque ad ostacoli verticali. Al fine comunque di limitare eventuali danni alla biodiversità, le autorizzazioni alla costruzione sono rilasciate anche sulla base di studi avifaunistici che verificano l'eventuale impatto o meno dei parchi eolici su eventuali rotte migratorie.

6. I parchi eolici deturpano il paesaggio?

Secondo un recente studio condotto dall'Ipsos (Manheimer) nel 2010, oltre il 70% delle persone che vivono nei pressi di un parco eolico ne danno un giudizio positivo. I parchi eolici possono essere costruiti solo in zone non vincolate paesaggisticamente ed a seguito di numerosi studi sull'impatto ambientale e paesaggistico. Le autorizzazioni sono rilasciate da una conferenza dei servizi che raggruppa circa 30 enti pubblici, tra cui le soprintendenze, che controllano il rispetto dell'applicazione di tutte le norme vigenti in materia e valutano anche il corretto inserimento del parco eolico nel paesaggio.

7. Quali sono i vantaggi della tecnologia fotovoltaica?

I vantaggi della produzione di energia rinnovabile si sintetizzano in:
- assenza di emissioni inquinanti nell'atmosfera;
- risparmio di combustibili fossili;
- costi di esercizio e di manutenzione estremamente ridotti;

8. Quanta elettricità produce un impianto fotovoltaico?

La produzione annua di energia elettrica di un impianto fotovoltaico dipende da diversi fattori, fra cui: l'esposizione solare, l'orientamento e l'inclinazione della superficie dei moduli fotovoltaici, l'assenza o la presenza di ombreggiamenti oltre che le prestazioni tecniche dei componenti dell'impianto (ad es. moduli, inverter ed altre apparecchiature). Ad esempio, in Italia un impianto da 1 kW di potenza nominale (di tipo fisso) produce energia in maniera strettamente collegata alla sua collocazione geografica:
- Nord Italia 1.100 kWh/anno;
- Centro Italia 1.300 kWh/anno;
- Sud Italia 1.500 kWh/anno.

9. L'impianto fotovoltaico funziona anche se è nuvoloso?

Un impianto fotovoltaico funziona al meglio in condizioni di cielo sereno, ma è produttivo anche in condizioni di cielo nuvoloso.

10. Quanto tempo può durare un impianto fotovoltaico?

La vita utile di un impianto fotovoltaico è compresa tra i 20 e i 25 anni. In particolare, i singoli moduli, che rappresentano i componenti economicamente più rilevanti, hanno in generale una durata, garantita dagli stessi produttori, di oltre 20 anni.

11. I cambiamenti climatici sono stati defininiti dal Presidente Obama una "catastrofe irreversibile". Che grado di attendibilità hanno queste previsioni?

Attraverso lo studio di carote di ghiaccio estratte in Antartide, in ghiacciai di montagne tropicali e in Groenlandia si è potuto studiare scientificamente i cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 650 mila anni. Le ricerche hanno determinato che i cambiamenti climatici sono sostanzialmente dovuti all'orbita terrestre, alle emissioni solari e alla concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera. Questi stessi studi hanno rilevato come grandi cambiamenti climatici possano avvenire anche molto velocemente, da un punto di vista geologico, ossia in decine di anni, non milioni o migliaia di anni e che il clima sulla terra è cambiato spesso, ad esempio negli ultimi 650 mila anni si sono susseguiti sette periodo di glaciazione per lo più dovuto a piccoli cambiamenti dell'orbita terrestre o ad emissioni solari.
Le previsioni del presidente Obama e degli scienziati sono quindi principalmente fondate sulla correlazione storica tra livelli di CO2 nell'atmosfera (mai così alta in 650 mila anni) e cambiamenti climatici. Oggi sono sotto osservazioni fenomeni molto allarmanti come ad esempio:
- Aumento della temperatura media globale che ha registrato i dieci anni più caldi negli ultimi 12 e questo nonostante un attività solare che negli anni 2000 è stata mediamente molta bassa rispetto ai decenni precedenti
- Scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai in Groenlandia, che monitorati dagli anni 70 attraverso satelliti, stanno perdendo massa ad un tasso medio dell'11% per decade (tasso di scioglimento in accelerazione)
- Innalzamento del livello medio del mare, sostanzialmente a causa dello scioglimento della calotta polare e ad un suo progressivo riscaldamento, ad un tasso sempre crescente

12. Le piante emettono molta più anidride carbonica del genere umano. Com'è possibile che le attività umane causino questo squilibrio?

Il tasso di concentrazione di CO2 è attualmente del 26% sopra il livello massimo di concentrazione mai raggiunto negli ultimi 650 mila e tale livello è stato superato in poco più di 50 anni. I ricercatori hanno inoltre osservato che il 34% del livello di CO2 attualmente presente in atmosfera è stato "immagazzinato" negli ultimi 200 anni. Non esiste evidenza storica di un incremento di CO2 in valore assoluto di tale portata collegato ad un tasso di aumento del livello di concentrazione di CO2 così veloce (ed in accelerazione) in un periodo di tempo così breve.
Non essendoci altre cause che possano spiegare questo repentino aumento delle emissioni (ad esempio eruzioni vulcaniche storicamente fuori dalla norma), l'evidenza spinge a ritenere che sia l'uomo, attraverso ad esempio le sue attività di industrializzazione ed urbanizzazione, ad essere l'unico possibile responsabile per questo grande e repentino incremento delle concentrazioni di CO2.

13. Molti considerano il Protocollo di Kyoto inutile.

Nel 1997, quando è stato firmato, Kyoto è stato presentato al mondo come un primo passo per prendere atto e fronteggiare gli effetti derivanti dai cambiamenti climatici. Nonostante gli USA non lo abbiano ratificato e gli altri Paesi firmatari abbiano mantenuto soltanto parzialmente gli impegni presi, è stato il primo grande accordo tra i paesi maggiormente industrializzati volto ad affrontare il problema del clima. Tutti i paesi industrializzati oggi stanno adottando politiche volte al graduale abbandono delle fonti fossili, l'Unione Europea, ad esempio, attraverso l'adozione della direttiva 2009/28/CE ha deciso che entro il 2020 il 20% di tutti i suoi approvvigionamenti energetici dovranno essere da fonte rinnovabile.

14. Qual'è la soluzione per salvare il nostro Pianeta?

L'imperativo è decarbonizzare l'economia, allontanandoci progressivamente e rapidamente dall'utilizzo di combustibili fossili, principale causa del riscaldamento globale. Naturalmente smettere di utilizzare il petrolio ed il carbone, oggi, e in un futuro vicino, è un'ipotesi letteralmente impossibile, ma si può cercare di velocizzare il processo di cambiamento investendo e sviluppando la produzione di energia anche da fonti alternative. Si tratterebbe, infatti, di una sorta di "Manhattan Project", ovvero, quando gli Americani nel disperato tentativo di anticipare Hitler, inventarono in tempi assai rapidi la bomba atomica. Questa volta però il processo di svolgerebbe per fini pacifici e nell'interesse dell'intera umanità, oltre che delle generazioni future.

15. Il ritardo nel prendere provvedimenti contro i cambiamenti climatici è solo una questione economica?

Il cambiamento climatico, che impone una conversione delle fonti di approvvigionamento energetico, è anche una questione politica oltre che economica. I paesi con economie in via di sviluppo ed in transizione rivendicano il loro diritto a crescere attraverso le fonti fossili, più economiche rispetto a quelle rinnovabili, e quindi ad inquinare. L'Africa, per esempio, chiede 180 miliardi di dollari per finanziare l'accesso alle tecnologie rinnovabili, e, parallelamente, la Cina, l'India, pur avendo essi stessi promosso imponenti programmi di investimento nelle fonti rinnovabili, e altri paesi con un'economia in fase di transizione rivendicano il loro diritto allo sviluppo attraverso le fonti fossili. La maggior parte del costo di riconversione dell'economia ricade, quindi, sui paesi più sviluppati. Ma questo processo per i paesi occidentali è anche una opportunità di breve periodo: investendo nell'energia del futuro, infatti, si può facilitare la creazione di nuovi settori industriali, oltre che milioni di nuovi posti di lavoro come già avviene in Germania e Spagna. Infine la ricerca scientifica ha bisogno di finanziamenti per poter sviluppare ulteriormente le energie del futuro.

16. L'energia prodotta da fonti rinnovabili potrebbe essere in grado di soddisfare il fabbisogno energetico e creare nuovi posti di lavoro?

Le fonti rinnovabili, come dice la parola stessa, si rigenerano, ovvero non sono esauribili nella scala dei tempi umani ed il loro utilizzo non ne pregiudica, pertanto, la disponibilità nel futuro. Si prevede, infatti, che nel 2020 la sola energia eolica "illuminerà" 107 milioni di famiglie in Europa. L'energia idroelettrica, che è stata la prima fonte rinnovabile ad essere utilizzata su larga scala, attualmente dà un contributo alla produzione elettrica mondiale del 20%. L'Italia è sempre più attenta alla produzione e allo sviluppo di energie rinnovabili. Il nostro Paese, che oggi è secondo tra i maggiori importatori di energia al mondo, potrebbe così diminuire la spesa energetica e creare nuovi posti di lavoro.

 

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